Home > Blog > Viscosa, Modal e Lyocell: differenze e sostenibilità

Fibre artificiali, origine naturale: facciamo chiarezza.

Legno, eucalipto, bambù. Nelle descrizioni dei tessuti questi nomi compaiono spesso accanto a parole come “ecologico” e “sostenibile”, quasi fossero una garanzia. È comprensibile: una maglietta ricavata da una pianta ci sembra, a prima vista, una scelta migliore di una realizzata con materiali derivati dal petrolio. Se poi la descrizione richiama foreste, risorse rinnovabili e morbidezza sulla pelle, l’idea di acquistare un prodotto più rispettoso dell’ambiente viene quasi da sé. Il marketing conosce bene questa associazione e spesso insiste sull’origine vegetale, dedicando molto meno spazio a ciò che avviene durante la produzione.
Eppure, conoscere la materia prima non basta per valutare un tessuto. Nel caso di viscosa, modal e lyocell, tra la pianta e il capo finito ci sono lavorazioni industriali, sostanze impiegate e consumi che meritano attenzione. Da dove arriva la cellulosa? Come viene trasformata? Come vengono gestiti emissioni e scarichi? Sono domande che la parola “naturale” rischia di far passare in secondo piano, ma le risposte possono cambiare molto da un produttore all’altro. Anche due capi con la stessa composizione possono avere alle spalle filiere profondamente diverse.
Questo non significa che viscosa, modal e lyocell siano materiali da evitare. Hanno qualità apprezzate nell’abbigliamento e, quando vengono scelti in funzione dell’utilizzo previsto, possono essere soluzioni valide. Conoscerli meglio serve proprio a distinguere i vantaggi reali dalle promesse generiche, riconoscendo sia le criticità sia i miglioramenti introdotti dalle produzioni più attente. Perché scegliere con consapevolezza richiede qualche informazione in più di un’origine vegetale e una foglia sull’etichetta.

Perché si chiamano fibre artificiali se derivano dalle piante?

Viscosa, modal e lyocell appartengono alla famiglia delle fibre cellulosiche artificiali, indicate anche con la sigla MMCF, dall’inglese Man-Made Cellulosic Fibres.

La loro materia prima è la cellulosa, generalmente ricavata dal legno. Per ottenere una fibra tessile, però, bisogna estrarla, lavorarla e rigenerarla attraverso un processo industriale. È questa la differenza rispetto al cotone o al lino, le cui fibre sono già presenti nella pianta.

Definirle “di origine naturale” è quindi corretto, purché non si lasci intendere che siano fibre naturali o che la loro produzione abbia necessariamente un basso impatto ambientale. Sono informazioni diverse, che nelle descrizioni commerciali tendono a sovrapporsi.

Da qui nasce buona parte dell’equivoco: si parla molto della pianta da cui si parte e molto meno di ciò che serve per arrivare al tessuto.

Le qualità che le rendono interessanti

Queste fibre non devono il loro successo soltanto al richiamo alla natura. La viscosa assorbe bene l’umidità, si tinge facilmente e permette di ottenere tessuti morbidi, con una caduta fluida. Il modal offre una maggiore resistenza da bagnato rispetto alla viscosa convenzionale. Il lyocell, invece, viene ottenuto con un diverso processo di dissoluzione della cellulosa.

Le caratteristiche del capo dipendono poi da come la fibra viene lavorata, dalla struttura del tessuto e dall’eventuale presenza di altri materiali. La sola composizione, insomma, non dice tutto sulla qualità, ma aiuta a capire che cosa possiamo aspettarci.

Nell’abbigliamento personalizzato, morbidezza e vestibilità possono essere determinanti. Per altri utilizzi avranno più peso la resistenza ai lavaggi, la facilità di manutenzione o la capacità del capo di mantenere la forma. È in relazione a queste esigenze che un materiale va valutato.

Il legno da dove arriva?

L’origine vegetale viene spesso presentata come un vantaggio ambientale in sé. Eppure, anche una risorsa rinnovabile deve essere gestita con attenzione.

Nel settore delle fibre cellulosiche sono stati documentati approvvigionamenti legati a foreste antiche e minacciate. La provenienza del legno, quindi, non è un dettaglio: può cambiare sensibilmente la valutazione del materiale.

Sapere da dove arriva la cellulosa e poter contare su controlli e certificazioni forestali aiuta a distinguere le diverse filiere. Queste garanzie riguardano però aspetti precisi dell’approvvigionamento e non possono essere estese automaticamente a tutte le fasi di produzione.

Dire che un tessuto deriva dagli alberi, senza aggiungere altro, lascia aperte parecchie domande. L’immagine di una foresta sulla confezione può essere convincente, ma non fornisce le risposte.

La lavorazione conta quanto la materia prima

Per produrre viscosa vengono utilizzate sostanze come soda caustica e disolfuro di carbonio. Il modal segue un processo simile, con alcune modifiche. È una parte della produzione che compare raramente nelle descrizioni dei capi, dove è più facile trovare riferimenti alla morbidezza e all’origine vegetale.

Non avrebbe senso giudicare un tessuto soltanto perché la sua lavorazione richiede sostanze chimiche. Bisogna piuttosto capire come vengono gestite, quali sistemi di recupero sono adottati e come vengono controllati emissioni e scarichi.

Su questi aspetti possono esserci differenze rilevanti tra i produttori. La composizione riportata in etichetta può essere identica, mentre cambiano gli impianti, i controlli e le condizioni di produzione.

Ecco perché “viscosa” o “modal”, da soli, non sono né una garanzia ambientale né un motivo sufficiente per scartare un capo.

Il caso del bambù

Il bambù mostra bene quanto possa essere facile confondere le caratteristiche della pianta con quelle del tessuto.

Molti prodotti descritti come “in bambù” sono realizzati in viscosa ottenuta dalla sua cellulosa. La trasformazione necessaria per produrli non permette di dare per scontato che il tessuto conservi le proprietà della pianta.

Negli Stati Uniti sono stati contestati più volte prodotti in rayon commercializzati come bambù, anche con dichiarazioni su proprietà antibatteriche non dimostrate nel materiale finito.

Il punto riguarda il modo in cui il prodotto viene presentato: se si descrivono le qualità del bambù accanto a una maglietta, è facile che chi legge attribuisca quelle stesse qualità alla maglietta. Ma il collegamento deve essere dimostrato.

Lo stesso vale per parole come “naturale”, “vegetale” e “rinnovabile”. Possono essere corrette, ma diventano fuorvianti quando vengono usate per suggerire che l’intero prodotto sia sostenibile, senza fornire altre informazioni.

Ci sono anche produzioni più attente

Le criticità di queste fibre non devono far perdere di vista i miglioramenti possibili e quelli già introdotti.

Alcuni processi di produzione del lyocell, per esempio, permettono di recuperare e riutilizzare oltre il 99% del solvente impiegato. È un risultato significativo, che va riferito al processo e al produttore che lo documentano, anziché attribuito indistintamente a qualsiasi capo in lyocell.

Anche la scelta di cellulosa da fonti tracciabili e l’utilizzo di materie prime alternative, come gli scarti tessili, possono contribuire a migliorare la produzione. Per valutarli servono informazioni precise su ciò che viene effettivamente utilizzato e sulle lavorazioni adottate.

Non tutte le produzioni offrono quindi le stesse garanzie. Riconoscerlo permette sia di individuare le criticità sia di valorizzare chi sta intervenendo per ridurle

Come affrontiamo la scelta in Duelle

Nel nostro lavoro, il punto di partenza è capire a cosa servirà il prodotto. Una divisa utilizzata ogni giorno, una maglietta personalizzata per un evento e un capo destinato alla vendita hanno esigenze diverse, che influiscono anche sulla scelta del tessuto.

Attraverso la consulenza aiutiamo il cliente a valutare queste esigenze insieme al budget, alla personalizzazione e alle informazioni disponibili sui materiali. Spieghiamo i vantaggi delle diverse soluzioni, ma anche i limiti e le attenzioni che richiedono, per esempio nel lavaggio o nella manutenzione.

Non escludiamo un materiale perché artificiale e non lo proponiamo soltanto perché viene descritto come naturale. Cerchiamo di capire quanto sia adatto all’utilizzo previsto e di dare al cliente gli elementi per decidere, chiarendo anche che cosa attestano le eventuali certificazioni.

Viscosa, modal e lyocell possono essere buone scelte per molti progetti. Conoscerne meglio caratteristiche e provenienza permette di utilizzarle con maggiore consapevolezza, senza farsi guidare soltanto dalla loro immagine “eco”.

È questo il contributo che vogliamo dare con la nostra consulenza: aiutare chi acquista a orientarsi tra materiali e informazioni non sempre facili da interpretare, per scegliere un prodotto utile, adatto alle proprie esigenze e che le persone indosseranno volentieri.

Domande frequenti sulle fibre di origine vegetale (FAQ)

Viscosa, modal e lyocell sono fibre naturali?

Sono fibre artificiali ottenute dalla cellulosa, una materia prima di origine naturale. A differenza del cotone o del lino, la fibra viene prodotta attraverso una lavorazione industriale. L’origine vegetale, quindi, non le rende fibre naturali né garantisce automaticamente una produzione sostenibile.

Appartengono alla stessa famiglia, ma presentano differenze nella produzione e nelle proprietà. Il modal viene ottenuto con un processo simile a quello della viscosa, modificato per conferire alla fibra una maggiore resistenza da bagnata. Il lyocell utilizza invece un diverso sistema di dissoluzione della cellulosa, che può consentire un elevato recupero del solvente impiegato.

Non necessariamente. Molti tessuti descritti come “in bambù” sono in realtà viscosa prodotta dalla cellulosa di questa pianta. Per valutarne l’impatto occorre conoscere anche la lavorazione e la gestione della produzione. Inoltre, le proprietà della pianta, come quelle antibatteriche, non possono essere attribuite automaticamente al tessuto finito.

È utile conoscere il produttore della fibra, la provenienza della cellulosa e le informazioni disponibili sui processi produttivi. Anche le certificazioni vanno lette con attenzione: una certificazione relativa alla materia prima non garantisce necessariamente le altre fasi di lavorazione o l’intero capo finito.

Possono esserlo, soprattutto quando si cercano morbidezza, comfort e una vestibilità fluida. La scelta dipende però dal capo e dall’utilizzo previsto, considerando anche manutenzione, budget e compatibilità con stampa o ricamo. In Duelle aiutiamo il cliente a valutare questi aspetti e le informazioni disponibili sui materiali, per individuare la soluzione più adatta al progetto.

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