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DIETRO LE QUINTE
come nasce l'evento "tocca a te"

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Tutto è iniziato con una telefonata

A volte le idee non nascono da un brainstorming brillante o da una strategia ben pianificata. A volte iniziano in modo molto più semplice, con una telefonata che inizialmente sembra solo una proposta interessante.

Nel nostro caso è andata proprio così.

Un giorno riceviamo una chiamata che ci propone una giornata di mammografie gratuite dedicata alle aziende. Il tema della prevenzione è serio e importante, quindi la proposta ci incuriosisce subito. Non è il nostro campo, ma proprio per questo decidiamo di ascoltare e capire meglio dove può portare.

All’inizio tutto sembra coerente con l’obiettivo dichiarato. Poi, man mano che la conversazione va avanti, il quadro si definisce con maggiore chiarezza. Dietro l’iniziativa emerge una struttura commerciale ben costruita, e quella che inizialmente appariva come un’attività di prevenzione inizia ad assomigliare sempre di più a una strategia di marketing.

Non c’era nulla di scorretto, ma qualcosa non tornava. Quando si parla di salute ci si aspetta un approccio diverso, più diretto e trasparente, meno costruito.

Quando un’idea cambia direzione

La telefonata si chiude e in ufficio resta per qualche secondo quel silenzio tipico di quando tutti stanno pensando la stessa cosa. Non è un silenzio vuoto, ma uno spazio in cui le idee iniziano a prendere forma.

Quello che rimane non è tanto il contenuto della proposta, quanto la sensazione che ha lasciato. Il retrogusto di qualcosa che non convince fino in fondo, soprattutto perché applicato a un tema così delicato.

Da lì la conversazione parte in modo naturale. Iniziamo a parlarne davvero, senza una direzione precisa. Un commento tira l’altro, qualcuno fa una battuta, qualcun altro prova a mettere ordine nei pensieri. E senza accorgercene, la domanda cambia.

Non si tratta più di capire se aderire o meno a quella proposta, ma di immaginare come sarebbe affrontare lo stesso tema in modo diverso.

È in quel momento che emerge una frase semplice, detta quasi per istinto: “allora tocca a noi”.

All’inizio suona quasi eccessiva, ma rimane. E più la si ripete, più diventa chiara. Poco dopo qualcuno la trasforma, con naturalezza, in “tocca a te”.

Non c’è un momento preciso in cui decidiamo che quello sarà il nome. Succede e basta. Perché in quelle parole c’è già tutto: il cambio di prospettiva, la responsabilità personale, l’idea di fare qualcosa di concreto senza costruzioni inutili.

Costruire l’evento

A partire da lì, il progetto prende forma in modo progressivo. Contattiamo la LILT di Oderzo, coinvolgiamo alcuni specialisti e iniziamo a costruire un incontro che rimanga coerente con l’idea da cui tutto è nato.

L’obiettivo è mantenere un tono semplice e diretto, evitando sia l’allarmismo sia la retorica. Volevamo creare uno spazio in cui le persone potessero ascoltare informazioni chiare, fare domande e confrontarsi senza sentirsi a disagio.

In questo senso, l’evento diventa un punto di incontro tra competenze mediche e quotidianità, un momento in cui un tema spesso percepito come distante entra in un contesto più accessibi

L’idea dell’agendina

agenda Tocca a te

Durante la costruzione dell’evento emerge anche una domanda più concreta: cosa rimane alle persone dopo la serata?

L’idea di un gadget tradizionale viene subito scartata. Non sarebbe stata coerente con il senso dell’iniziativa e con il tipo di esperienza che stavamo costruendo.

Da qui nasce l’idea di una piccola agendina.

Non un’agenda da compilare con regolarità, né un manuale medico, ma uno spazio aperto. Un oggetto semplice, pensato per accompagnare senza imporre. Un luogo dove annotare un pensiero, segnarsi un controllo o semplicemente fermarsi un momento.

Nelle prime pagine inseriamo alcune informazioni essenziali sulla prevenzione e sull’autopalpazione, lasciando poi spazio libero. L’intenzione è che ognuno possa usarla nel modo più naturale possibile, senza vincoli.

L’elaborazione grafica

Anche la parte grafica segue la stessa logica progettuale.

Il gesto del tocco diventa l’elemento visivo centrale, perché racchiude in modo immediato il significato dell’iniziativa. È un segno semplice, riconoscibile, che richiama direttamente l’attenzione verso il proprio corpo.

La scelta cromatica si sviluppa attorno al rosa, colore associato alla prevenzione del tumore al seno. Tuttavia, viene utilizzato con misura, evitando un approccio visivo troppo carico o emotivo.

Le illustrazioni delle mani, presenti anche nell’agendina, contribuiscono a rendere il linguaggio più accessibile. L’obiettivo non era semplificare il tema, ma renderlo più vicino, evitando quella distanza che spesso accompagna la comunicazione legata alla salute.

Alla fine

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Ripensandoci adesso, è curioso come è iniziato tutto.

Una telefonata che ci aveva lasciato qualche dubbio, una conversazione in ufficio che ha preso una direzione diversa dal previsto e una frase detta quasi senza pensarci troppo.

Non c’era un piano preciso, né l’idea di costruire qualcosa di strutturato. C’era piuttosto una sensazione condivisa: che quel tema meritasse un approccio più semplice, più diretto, più trasparente.

Da lì abbiamo iniziato a lavorarci, senza forzare nulla. Un passaggio alla volta, cercando di restare fedeli a quell’intuizione iniziale, senza complicarla.

Col tempo l’idea ha preso forma, si è definita, è diventata qualcosa di concreto. Ma il punto di partenza è rimasto lo stesso.

A volte le cose funzionano così. Non partono da una strategia perfetta, ma da un dubbio. Da qualcosa che non convince fino in fondo e che ti costringe a fermarti un attimo.

E a quel punto puoi scegliere se lasciarlo lì, oppure provare a farlo in modo diverso.

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